Lo
Shiatsu ed il Metodo Palombini®
Parlare di
Shiatsu oggi può essere o molto semplice o molto complicato in quanto da
quando è stato inventato, si sono sviluppati moltissimi stili, tra loro
estremamente diversi sia nell'applicazione della tecnica che nel modo di
rapportarsi verso l'individuo.
Cercherò di
essere chiaro e sintetico ma ho bisogno di aiutarmi con un po' di storia
per spiegare come nasce lo shiatsu, quali sono i principi che lo ispirano,
come si arriva al Metodo Palombini®.
Credo che ormai
nessuno possa più negare che lo shiatsu sia nato in Giappone nei primi anni
del 1900 per opera e ingegno di un simpatico uomo giapponese scomparso nel
2001 a Tokyo: Tokujiro Namikoshi. Tokujiro era veramente un uomo
straordinario. Anche se di statura non molto alta, quando ti trovavi vicino
a lui avevi l’impressione di essere a contatto con un vero gigante, con un
uomo fortissimo. Ho sempre pensato che questa grande forza gli venisse dalla
gioia di vivere. Namikoshi rideva, rideva sempre, infondendo negli altri
grande allegria. Era come se ti contagiasse con la sua risata. Ricordo una
parola che ripeteva sempre durante gli incontri che ho avuto il piacere di
avere con lui, ricordo purtroppo solo la pronuncia: iocatta…iocatta… una
parola giapponese che ricorda il termine inglese “enjoy” ossia vivi godendo
quello che fai. Namikoshi era un uomo semplice, figlio di una famiglia
semplice, eppure riuscì ad avere un "intuito terapeutico" non comune pur non
essendo medico né fisioterapista né psicoterapeuta... Era, ripeto, un uomo
comune che ebbe una grande intuizione.
Ebbene sì,
signori e signore, checché se ne dica, lo shiatsu lo ha inventato lui,
Tokujiro Namikoshi, anche se ancora oggi molte persone nel settore "shiatsu"
lo negano. Quando si rese conto che "premere" anzi "essere pressionati "
aiutava a stare meglio anche quando si stava molto male... premere con le
mani sulle articolazioni infiammate e dolenti, premere sulla testa, premere
sulla pancia, sugli occhi, premere con amore, con voglia di fare del bene.
Così nasceva Lo Shiatsu.
Attenzione, non
nasceva lo shiatsu namikoshi, nasceva Lo Shiatsu.
Lo shiatsu non
esisteva prima di Tokujiro Namikoshi, esistevano tante altre belle cose ma
non Lo Shiatsu. Tokujiro iniziò a praticarlo per esigenza, per lenire i
dolori della madre e delle persone che lo circondavano nella fredda isola di
Hokkaido
(Giappone) ed
il principio terapeutico che guidava il pensiero namikoshiano è espresso in
una frase dallo stesso coniata: "...lo shiatsu è come il puro affetto
materno, le pressioni delle mani fanno scorrere la forza vitale del corpo".
E' lo shiatsu nakokora , che tutti gli studenti giapponesi di shiatsu (shiatsu-shi)
recitano prima delle lezioni e delle loro pratiche. Questa è la grande e
semplice filosofia dello shiatsu: premere con amore, premere con intenzione
di far del bene….Nel tempo, con la pratica quotidiana, il sistema di
applicazione delle pressioni si evolve; Namikoshi localizza e sperimenta
nuovi passaggi. Non più solo pressioni effettuate sui punti dolenti, ma
nuovi punti localizzati sul corpo, spesso distribuiti lungo il decorso dei
nervi, al lato della colonna vertebrale, fino ad arrivare
all'individuazione di circa 780 punti sul corpo umano che hanno
rappresentato la nascita del "Metodo Base Namikoshi".
Nel 1957 il
Ministero della Sanità giapponese riconosce lo Shiatsu Namikoshi come
terapia autonoma e lo definisce così: "...lo shiatsu e’ una tecnica manuale
basata sulle pressioni che danno al corpo quella capacità’ di
auto-guarigione che solo il corpo umano possiede...".
Bene, pochi
anni dopo, intorno al 1960 la pratica dello shiatsu supera i confini
giapponesi...(lo stesso Namikoshi si trasferisce per alcuni anni negli Stati
Uniti) "trasformandosi" in tante altre cose" che spesso non hanno nulla a
che vedere con l’intuizione del simpatico Namikoshi. Si inizia a premere
con i gomiti, con i piedi, persino con le ginocchia. Si inizia a parlare
di meridiani, di medicina tradizionale cinese, di moxa, di erbe, di shiatsu
in acqua, di sedie che fanno shiatsu, si inizia a filosofeggiare e a
trasformare lo shiatsu in una disciplina esoterica spesso senza conoscere
né lo shiatsu né l'esoterismo, insomma si fa una gran caos...scusate ma é
proprio il caso di dirlo. Sta di fatto che le cose sono andate così, e chi
dice il contrario non conosce la storia.
Mille varianti,
mille trasformazioni che spesso hanno fuorviato il pensiero comune. Una
tecnica mervigliosa in mano a tutti...pochi i veri conoscitori.
Tra le varie
trasformazioni, molte da cancellare, qualcuna buona, rientra anche il Metodo
Palombini® a noi tutti noto e che tenterò di descrivere brevemente e
speriamo esaurientemente. Anche qui è la storia ad aiutarmi.
Nel 1964 Rudy
Palombini, massofisioterapista al seguito della squadra olimpica alle
olimpiadi di Tokyo, vede per la prima volta i famosi shatsu-shi o come li
chiamiamo oggi noi in Italia gli Operatori Shiatsu. Li vede premere con le
mani e soprattutto con il pollice. Vede ed intuisce l’efficacia terapeutica
del metodo. Rudy era già’ allora molto esperto con le mani, da giovane,
aveva avuto la fortuna di avere come maestri del massaggio, essendo nato in
Egitto e essendo già lì massaggiatore, vecchi massaggiatori sudanesi, forse,
perchè no, precursori dei moderni osteopati. Rudy era molto "intuitivo" e
capì subito quanto avrebbe potuto "migliorarsi" conoscendo lo shiatsu e così
iniziò la sua grande avventura. Durante le olimpiadi iniziò a frequentare la
scuola diretta dal "mitico Namikoshi". Si rese rapidamente conto della
grande "diversità" in termini culturali e di stili di vita tra la persona
giapponese e la persona europea. Ritornò in Giappone dopo le olimpiadi
diverse volte, infine fondò in Italia nel 1979 con il riconoscimento stesso
del maestro T. Namikoshi, la Scuola Italiana Shiatsu di Roma. Adeguò il
Metodo Base Namikoshi al mondo occidentale e sistemizzò uno stile proprio di
shiatsu. Nasce il Metodo Palombini®.
Tra tutti i
sistemi, i metodi ed altre come dire..."cose non ben definite" derivate
dall’originario metodo inventato dal maestro Namikoshi, il Metodo Palombini®
è sicuramente quello più fedele e vicino al sistema originario tanto
nell'applicazione, quanto nei principi che lo ispirano. La vera grande
diversità è nell’intensità di pressione, ma andiamo per ordine:
quando affermo
che Rudy, vivendo per diverso tempo in Giappone, si rese rapidamente conto
della grande "diversità" in termini culturali e di stili di vita tra la
persona giapponese e la persona europea intendo dire che tra le prime
osservazioni ci fu la consapevolezza che la maggior parte della "vita"
giapponese si svolge a terra e così pure lo shiatsu si pratica a terra su
fouton. Il mondo occidentale nella maggior parte dei casi non concepisce lo
stare a terra, la terapia sul fouton poteva sembrare una "cosa strana”,
scomoda, “disarmante” pertanto decise di inserire il lettino
favorendo nel contempo la comodità del cliente ma anche dell’operatore.
E' interessante
notare che attualmente anche in Giappone molti terapisti fanno shiatsu sul
lettino mentre lo shiatsu base didattico si apprende a terra.
Rudy reimposta
la tecnica sul lettino da massaggi, cambiando (togliendo o aggiungendo)
alcuni punti, ma soprattutto cambia l’impostazione posturale di base
dell’operatore. In questi cambiamenti tecnici non altera però i concetti
fondamentali dello shiatsu che sono:
-
tecnica esclusivamente manuale in cui si usano particolarmente i
pollici (tecnica giapponese pollici sovrapposti - tecnica palombini pollici
affiancati);
-
utilizzazione del corpo per praticare la pressione: nella tecnica
palombini l’operatore, per esercitare la pressione, sfrutta il proprio corpo
diversamente rispetto ai giapponesi, in quanto il cliente è posto su lettino
quindi su un piano più alto;
-
ritmicità e perpendicolarità della pressione:
non bisogna pensare allo shiatsu come ad una tecnica sempre lenta e
monotona. Rudy ha sviluppato molto il concetto di ritmicità, di velocità
dell’azione che diventa fondamentale nei programmi terapeutici.
Nella tecnica
palombini non vengono presi in considerazione concetti di medicina
tradizionale cinese in quanto non esistono nel sistema originario. Il cuore
dello shiatsu è la correttezza della pressione, la sua intensità, la sua
ritmicità, la sua direzione. Nel Metodo Palombini® a differenza del
Namikoshi, la pressione è più modulata, dolce (ma non per questo meno
profonda). L’operatore deve essere in grado di valutare le resistenze
tessutali incontrate per ottenere una sensazione "dolorosa" che a poco a
poco diventa piacevole. E’ questo il "punto" dove avviene la stimolazione
shiatsu. Il sistema nervoso viene bombardato da stimoli periferici che danno
origine a delle "risposte" a dir poco incredibili: antichi mal di testa,
insonnie vecchie di anni, dolori mestruali feroci, tremori, possono
scomparire dopo pochi trattamenti, non parliamo del mal di schiena dove lo
shiatsu è sicuramente una delle tecniche manuali più efficaci. Che dire di
più… forse ringraziare chi ci ha fatto conoscere un metodo così poco
invasivo ed efficace…
Grazie Maestro
Namikoshi, grazie Maestro Palombini.
Fulvio Palombini
Alcune
note per rispondere a domande che frequentemente vengono poste
L’applicazione
dello shiatsu attraverso il Metodo Palombini® prevede la persona sdraiata su
un lettino studiato appositamente per l’applicazione della tecnica e si
presenta più basso e più largo rispetto a quelli abitualmente utilizzati per
i diversi tipi di massaggio. Il piano piuttosto confortevole, elimina il
disagio da molti sentito, di sdraiarsi a terra e rialzarsi.
L’utilizzo del
lettino è particolarmente indicato per persone anziane, portatori di
handicap permanenti o temporanei, per persone che soffrono abitualmente di
pressione sanguigna bassa, per persone in stato di gravidanza…
E’ necessario
sfatare una credenza purtroppo largamente diffusa che associa “il grande
dolore alla grande efficacia dello shiatsu”. E’ un concetto assolutamente
errato. La tecnica opportunamente applicata favorisce il rilassamento,
lenisce le sensazioni dolorose, migliora il sonno notturno, stimola
l’eliminazione delle tossine….in altre parole regala sensazioni di benessere
e non di dolore.
Trattandosi di
una disciplina di non facile apprendimento che presuppone molte ore di
studio teorico-pratico, è opportuno avvalersi dei pareri di strutture
referenziate per essere opportunamente indirizzati verso operatori shiatsu
esperti.
Tecnica
pressoria esercitata sui diversi distretti corporei esclusivamente per mezzo
dei polpastrelli dei pollici, integrata ove necessario da movimenti
eseguiti con i palmi delle mani. Non prevede in alcun modo l’utilizzo di
unguenti che comprometterebbero l’efficacia della pressione. Praticabile
sugli indumenti prevede l’uso di maglietta e pantalone di cotone con
cuciture essenziali (in alternativa per comodità del cliente, un camice
semplice). I piedi possono essere scoperti o abbigliati con calze corte di
cotone. Non è indicato indossare indumenti contenenti nylon.
per gentile concessione
del dott. Fulvio Palombini

